Crisi greca: miseria, rabbia e lotte sociali

Qualche giorno fa, alcuni agricoltori hanno deciso di distribuire viveri davanti al ministero delle politiche agricole, come forma di protesta contro le misure messe in atto dal governo nei loro confronti. Di quella manifestazione un’immagine ha sconvolto la società greca e ha fatto il giro dei media mondiali: quella delle mani tese a supplicare per una busta di arance.GREECE-FARMERS-POVERTY-FOOD

Grecia 2013, ai tempi della crisi dell’eurozona. All’inizio la gente credette che tutte le misure dettate , seppure impopolari, erano necessarie per salvare l’economia del paese. Ogni Memorandum (tre fino ad oggi) e ogni nuova legge apparivano ogni volta l’ultimo sacrificio per far ripartire lo sviluppo, ovvero, in termini semplici, avere un posto di lavoro con uno stipendio uguale a quello prima dell’inizio della crisi. O almeno un posto di lavoro.
Quello però che realmente è accaduto, è che imprenditori stranieri (e greci) hanno comprato aziende pubbliche e vinto appalti per le opere pubbliche, che avrebbero riportato il paese sulla via dello sviluppo, sfruttando i lavoratori come dei “nuovi schiavi”, visto che dopo tutte queste misure non hanno più diritti e sperano semplicemente in uno stipendio minimo che permette a malapena di sopravvivere. Tutto ciò può sembrare esagerato, ma è il quadro reale del paese, che si completa con l’aumento esponenziale dei suicidi per motivi economici.

Quando entra in crisi, il sistema capitalistico cerca di salvarsi usando qualsiasi mezzo a disposizione, anche se  antidemocratico e anche se mette in ginocchio il popolo. Così succede in Grecia, dove la formazione fascista Alba Dorata, sfruttando lo scontento della gente nei confronti dell’intero sistema parlamentare e la povertà sempre più diffusa, si rinforza più che mai. Alba Dorata è riuscita a diventare un partito politico ed è entrata in Parlamento sfruttando il contesto politico attuale e l’atteggiamento favorevole dei mezzi d’informazione, che insistono sui problemi causati dall’aumentato afflusso dei migranti in Grecia. Di conseguenza agisce ormai  in prima linea, in maniera indisturbata (pogrom contro gli immigrati, boicottaggi alle lotte dei lavoratori) e con il consenso del governo; un governo spostato radicalmente verso l’estrema destra  che mostra il suo volto più duro:  attacchi della polizia nell’acciaieria e in altri posti occupati da dipendenti come forma di protesta o in luoghi autogestiti, divieto di scioperare convalidato da sentenza del giudice, arresti di manifestanti . L’esempio più recente è stato l’uso smisurato della violenza da parte della polizia nei confronti di alcuni ragazzi anarchici arrestati per aver rapinato una banca.

In mezzo a tutto ciò, esiste anche una parte del popolo che si è opposta fin da subito a queste misure e all’impoverimento della vita. Sempre più gente si ribella e si unisce alla lotta sociale, la partecipazione agli scioperi e ai cortei aumenta.

Ultimamente si sono anche formate delle strutture di solidarietà nei quartieri delle varie città. Lo scopo iniziale era di aiutarsi a vicenda per sopravvivere alla crisi, ma ormai è diventata un’ulteriore trincea nella lotta sociale a livello locale. Queste strutture di solidarietà non rappresentano una forma di beneficenza  bensì una lotta collettiva contro le misure di austerità e contro il sistema che le produce.

Un’ immagine quindi ha sconvolto la società greca, quella della mano che supplica per una busta di arance. Ma una società non si costruisce con i palmi che mendicano ma con i palmi che si stringono in un pugno!

Studenti Greci e Lab SP


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