Proiezione “Black Block” e dibattito sulla rinascita dei movimenti post repressione

Le violenze alla Diaz e nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova raccontate, dieci anni dopo, da alcuni dei ragazzi che ne furono vittime, con ricordi e emozioni a tratti ancora incontenibili. È l’approccio che Carlo A. Bachschmidt ha utilizzato per rievocare i fatti del 2001 in Black block, il documentario prodotto da Fandango (che ha da poco pubblicato con Fandango libri “Diaz, processo alla polizia” di Alessandro Mantovani e sta producendo il film di fiction sul G8 di Daniele Vicari, ndr) che verrà presentato a Controcampo italiano alla Mostra del Cinema di Venezia (31 agosto – 10 settembre).
Il film non fiction uscirà poi il 15 settembre in cofanetto con un altro documentario, La provvista (sul blitz alla Diaz e il processo che ne è seguito) e il libro “La costruzione del nemico”, a cura del regista.
A raccontare quello che è successo a Genova oltre a una collezione di immagini riprese da chi aveva partecipato ai cortei di quei giorni (comprese alcune fra le prime riprese di Carlo Giuliani a terra) sono Ulrich detto Muli, Lena, Neils, Mina, Michael, Daniel, Chabi. Oggi hanno fra i 30 e i 40 anni, sono tedeschi, spagnoli, inglesi, belgi, lavorano nel no profit, studiano, sono professori o hanno una loro attività. Dieci anni fa però erano tutti al G8 di Genova e avevano deciso la sera del 21 luglio del 2001 di passare l’ultima notte a Genova nella scuola Diaz, indicato come un luogo autorizzato per ospitare i manifestanti. Nell’Istituto sono stati picchiati selvaggiamente («i poliziotti sembravano un’orda di cinghiali fatti di speed» dice Muli), poi arrestati e ancora sottoposti a botte e umiliazioni nella caserma di Bolzaneto, come hanno testimoniato ai processi. Da racconto di Bachschmidt, emerge in particolare la vicenda di Muli, ex attivista tedesco del movimento no global, che dopo le violenze subite a Genova ha sofferto di sindrome post-traumatica


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